Supplemento culturale di Oggimilazzo.it, giornale on-line registrato presso il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto n.77/2012 - Direttore responsabile: Rossana Franzone

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«Si custodiscono - rilegati in pergamena ma ancora in disordine e in pericolo di rapido deterioramento - importanti collezioni di documenti e manoscritti della più remota antichità, la più parte concernenti le varie attività amministrative: Corte Civile, Corte Giuratoria e "Insinue", cioè registrazioni di Atti notarili. Particolare interesse presentano i 12 volumi (più volte citati) della "Giuliana" del Notaro Parisi il quale, con pazienza certosina, vi sunteggiò - intorno al 1750 - gli Atti più importanti degli antichi Notari; le "Scritture" di D. Marco Cocuzza e il "Libro del Sindaco" con trascrizione di documenti preziosi. Tanta documentazione storica è stata finora pressocché ignorata dagli studiosi, e non soltanto da essi. Ci auguriamo che questo materiale, organicamente ordinato, possa costituire fonte di studio e di consultazione, divenendo nucleo prezioso di una civica biblioteca che non dovrebbe mancare in una cittadina di così splendide origini» (P. Giovanni Parisi T.O.R., S. Lucia e il "Melan" nel mito e nella storia, Tip. "S. Cuore", S. Lucia del Mela 1973, pagg. 385-386).

sabato 13 ottobre 2012

L’atto di nascita della Cattedrale (1588)



Si è già riferito che quello della Cattedrale fu un cantiere di ampliamento finanziato dalla collettività luciese attraverso l’imposizione di un tributo, la gabella della seta. Viene dunque confermata la notizia data da qualche storico locale circa l’inglobamento della vecchia matrice nella nuova, che sorse dunque sulla stessa area occupata dalla precedente. La moderna Cattedrale avrebbe dovuto essere di gran lunga più spaziosa, evitando così gli inconvenienti legati all’utilizzo della vecchia chiesa, al contrario così piccola da lasciare fuori («fora li porti») gran parte dei fedeli durante le principali cerimonie religiose. Un inconveniente che in sede di seduta consiliare del 9 aprile 1588 - la relativa delibera di imposizione della gabella della seta per finanziare il cantiere può essere considerata l’atto di nascita della Cattedrale - faceva indignare giurati e secreto, i quali indicavano la penuria di spazio, rispettivamente, con le espressioni «cosa indecenti» e «gran virgogna». Ma il problema connesso alla capienza dell’aula della vecchia matrice (ad un’unica navata con facciata rivolta verso il non ancora esistente Palazzo Vescovile) non era l’unico a preoccupare gli amministratori comunali, che dovevano fare i conti anche con le minacce di crolli delle sue strutture murarie, visto che la fabbrica oltre che piccola era pure «periculosa di dirupamento», come potevano riscontrare in prima persona i circa cento consiglieri comunali riuniti il 9 aprile 1588 proprio nella vecchia matrice. Le lamentele spinsero così il consiglio a deliberare l’istituzione della gabella della seta al fine di finanziare il cantiere della nuova e moderna Cattedrale, in cui sarebbe stata appunto inglobata la vecchia fabbrica.

Tornando al pericolo crolli è necessario precisare che tale minaccia non venne menzionata in uno dei diversi decreti emanati da mons. Girolamo Riggio in sede di visita pastorale del 1586, quando sostenne invece che l’edificio era in buone condizioni, sebbene incapace di ospitare tutti i fedeli nelle occasioni solenni. Circostanza quest’ultima che lo spingeva a proporre l’ampliamento della Matrice, poi recepito dagli amministratori comunali, suggerendo persino un progetto preliminare che come osservava mons. Salvatore Cambria restò lettera morta, visto che l’aula del precedente edificio era proiettata verso l’area su cui sarebbe sorto il Palazzo Vescovile. In ogni caso venne rispettata la volontà del Riggio di salvaguardare il vecchio tempio, ampliandolo in una nuova e moderna matrice, che, così come auspicava lo stesso Riggio, avrebbe avuto due navate laterali.

Di seguito si pubblica il decreto emesso da Mons. Riggio nel 1586, dalla lettura del quale emergono le disposizioni progettuali che lo stesso aveva impartito per l’ampliamento della vecchia matrice, disposizioni  (in latino) trascritte e tradotte con certosina pazienza dall’amico prof. Franco Biviano, che si ringrazia per la preziosa e generosa collaborazione, senza la quale chi scrive non sarebbe riuscito a decifrare l’antico documento proveniente dall’Archivio Capitolare e già commentato da mons. Cambria a pag. 38 della sua Prelatura Nullius del 1962. Si trascrivono altresì la delibera consiliare adottata nell’aprile 1588 e la relativa conferma viceregia - giunta il 22 marzo 1590 - che dava il via all’imposizione della gabella della seta e dunque ai lavori, i quali tuttavia, come già segnalato in precedenza, non iniziarono prima del settembre 1592.

In particolare, in riferimento alla conferma viceregia del 1590, conviene evidenziare che tale documento è stato certamente consultato in precedenza dal prof. Nicola Aricò, autore della voce su S. Lucia del Mela inserita nella guida rossa della Sicilia edita dal Touring Club Italiano. L’Aricò data l’inizio del cantiere al 1590, piuttosto che al 1607, come invece indicato da mons. Cambria e da Padre Parisi. Una indicazione, quella del 1590 come anno d’inizio del cantiere, di gran lunga più efficace rispetto a quella d’inizio Seicento fornita dai due storici luciesi, anche se alla luce degli ulteriori rinvenimenti d’archivio la giusta data d’inizio può farsi rilalire alla fine del 1592.

Il decreto del 1586 di Mons. Girolamo Riggio
(trascrizione rigo per rigo e traduzione a cura del prof. Franco Biviano, che si ringrazia per l’affettuosa collaborazione)

f. 60/39/70r
1. DE FABRICA ECCLESIAE
2. Visitavimus fabricam ecclesiae praefatae S(anctae) L(uciae) et eius
3. amplitudinem: et  fabrica bene se habebat,
4. amplitudo vero non erat tanta qua in so-
5. lemnitatibus multitudinem capere posset.
6. Decretum
7. De amplificanda Ecclesia Maiori S(anctae) L(uciae)
8. Q(uonia)m Cathedralis Ecclesia S(anctae) Luciae tantae amplitu-
9. dinis non est, ut in solemnitatibus, praeser-
10. tim cum praedicatur verbum Dei et pro-
11. cessiones fiunt, confluentium hominum
12. frequentiam commode capiat. Ideo sta-
13. tuimus praesenti decreto, ut quamprimum
14. duo illa latera quae ad brachiorum simili-
15. tudinem alterum extenditur ubi taberna-
16. culum est Sanct(issi)mi Sacramenti Eucharistiae,
17. alterum ubi est altare B(eatae) Virginis de Ro-
18. sario, extendantur producanturq(ue) magis
19. utrimq(ue) spatiis aequalibus, ut navis longi-
20. tudini correspondeant. Producatur etiam
21. Cappella Maior quantum iudicio boni ar-
22. chitecti satis erit, ut tota ecclesia Crucis
23. similitudinem representet, facile enim pro
24. ratione architecturae, quo modo est, et sine
25. magnis sumptibus fieri potest; et quidem fieri
26.  debet,  haec enim aedificatio ecclesiarum parrochialium
27. quae Crucis similitudinem praesefert, maxime

f. 60/39/70v
 1. commendatur, et censetur reliquarum omnium
2. praestantissima. Poterunt etiam in omni-
3. bus lateribus extrui Cappellae, quae pariter sibi
4. correspondeant, longitudine et latitudine pro
5. ratione situs, q(uonia)m est in area exteriori, undique,
6. magna planities.

Traduzione
L’EDIFICIO DELLA CHIESA
Abbiamo visitato l’edificio della predetta chiesa di S. Lucia e la sua ampiezza: l’edificio era in buone condizioni, l’ampiezza però non era tale da potere contenere la folla nelle occasioni solenni.
Decreto
Necessità dell’ampliamento della Chiesa Maggiore di Santa Lucia
Poiché la chiesa cattedrale di S. Lucia non ha una capienza tale da contenere comodamente l’afflusso delle persone nelle occasioni solenni, soprattutto quando viene predicata la parola di Dio e quando si svolgono le processioni, col presente decreto abbiamo stabilito che al più presto quei due lati che si estendono a forma di bracci, uno dove c’è il tabernacolo del SS. Sacramento dell’Eucarestia e l’altro dove c’è l’altare della Beata Vergine del Rosario, vengano prolungati ulteriormente in misura uguale da una parte e dall’altra, in maniera da uguagliare la lunghezza della navata. Si allunghi parimenti la cappella maggiore di tanto quanto sarà giudicato sufficiente da un buon architetto, in modo che tutta la chiesa abbia la forma di una croce;  interventi facili dal punto di vista architettonico e che possono essere realizzati senza grandi spese. Essi devono, anzi, essere realizzati, dato che questa tipologia di costruzione delle chiese parrocchiali a forma di croce viene sommamente raccomandata ed è considerata la migliore in assoluto. Inoltre, su ogni lato si potranno costruire cappelle tra loro simmetriche, di conveniente larghezza e lunghezza, visto che dalla parte esterna è presente, da ogni lato, un grande spazio pianeggiante.

Pianta della Cattedrale in Francesca Paolino, Permanenza di caratteri medievali nelle chiese di età controriformista nell'area di Messina in "Archivio Storico Messinese", vol. 72 del 1997, pag. 25.


La delibera consiliare del 1588
(n.b.: si è tentato di trascrivere anche i nominativi dei singoli componenti del consiglio, non tutti di agevole trascrizione. Venga dunque perdonato qualche eventuale errore di trascrizione in questo o quel nominativo)

Die 9° aprilis V Ind. 1588

Preposta di consiglio fanno li magnifici signori Fabio Romano Mario Trovato Nino Pagano Ioanni Crisiscendo de Ioanne Maria Iurati del anno et sedia presenti promulgato prius bando in locis solitis et consuetis ut moris est ad sonum campane intus maiorem ecclesiam dicte terre.

Signori gentilhomini et honorati citatini perché per la gratia di nostro Signore Iesu Xhristo li genti di questa terra sunno acrixiuti et multiplicati et come le Signorie vostre claramente vidino questa magiori ecclesia non è capaci de la minima parti di quelli maxime in li giorni festivi et di sollennità che tucti li populi stanno fora li porti di ditta ecclesia (cosa indecenti) et anco detta ecclesia per esseri antiqua tucta via si veni dirrupare et per esseri povera senza rendita nessuna non vi è modo di largarsi ne tampoco di ripararsi et si noi non trovamo modo di remediarj caschirà et potirà succediri indubitatamenti fari grandissimo danno et ni è stata fatta instantia da questi reverendi sacerdoti che volissimo darci alcun modo *** di alagarsi detta ecclesia velsaltini (?) remediarsi poiché è necessario questa somma di denari et non si posendo lo aiuto quelli remediari nui videndo questo esseri la verità et come cosa giusta che ogni uno havessi loco in ditta ecclesia e fare li soi orationi et non stare fora a fare inpito de intrare come claramente ogni giorno si vedi et potirà (detto guardante) // succediri alcuno grandissimo disturbo et per remediare in questo et fare servitio a nostro Signore Iesù Xhristo, et comodo a tutta la Università per questo si hanno chiamato et congregato le Signorie loro aczzò con loro savi consigli diano modo et forma che si cavasse la somma di potere dare principio accossì et bella Santa opera come casa di Idio et nostra, et ogni uno di bona voglia dia la sua buchi perché si ni fa servitio grandissimo a nostro Signore Idio et ni resulta la comodità et benefitio de li animi nostre però in tutto si remetti al loro savio parere, et non altrimenti et quello che da loro sarrà concluso da noi si exequirà.

Lo signore Coletta de Amico secreto è di voto et parere che trattandosi di cossì benefitio grande et per evitare lo grandissimo inconvenienti et danno potria succediri per essiri detta ecclesia cossì piccola et periculosa di dirupamento come che claramenti si vedi cosa di gran virgogna che una terra cossì principale non haveri dato principio a di lagarse et comodarse detta maggiore ecclesia et regia cappella che per hora per dar principio accossì et bella et santa opera si inponga una gabbella di grani deci per ogni libra di sita di manganello che si uscirà in questa terra et suo territorio et che per quilla che farsi si uscissi fora di territorio trattandosi per quilli citatini che nutrichiranno fora lu territorio et ditta gabbella // si aplici alla frabica di detta maggiore ecclesia cum spendersi detto dinaro per due procuratori da eligersi per li magnifici signori giurati et vicario di questa Università et detti procuratori siano homini virtuosi et di bona conscientia et delli principali di detta terra quali siano obligati da dar conto ogni anno della expensioni di detti denaro innante tutte quattro signore giurati et vicario di questa terra qui pro tempore sarranno incarricando li loro conscientij di veder detto cunto suttilmenti et ditta gabbella sinchi dugna per anni incomenciando a exigirla dopo havuta la confirma di Sua Eccellenza seu Real Patrimonio, et non altrimenti et si *** et est eius ***.

lo signor Nino Pagano quondam *** ut supra
lo signor Salvo Pagano
lo signor Placido Sibilla
lo signor Ascanio Carrocza
lo signor Minico Carrocza
lo signor Masi Paulillo majuri
lo signor Masi Paulillo minuri
lo signor Francisco Pagano
lo signor Andreotta Guidotta
Ioan Paulo Mancuso
Calorio Inpalà
Ioseppi de Bella
Andria Scoczino
Paolo Papisi
Paolo Galiaro
Marco di Amico
Iuseppi Martino
Gregori Ruulo //
Nino Moneni
Nardo Laczulla
Santoro Beniincasa
Nino Ficarra
Ioanne lo Puglisi
Martino (?) Guidotta
Minico Lipari
Cola Mucati (?)
Paolo Ficarra
Vincentio di Melaczo
Blasi Cumunali
mastro Nello Crisafulli
lo signor Francesco Romano
Ioseppi Pautta
lo mastro Cristofaro Carocza
Cicco Trifirò
Paolo Smundi
Ioseppi de Alibrando
Bernardo Piarlo (?)
Filippo Ficarra
Antonino de Amico
Coletta Comunali
Gregori Ruulo
mastro Ioseppi Lipirinci
Bernardino Barca
Nino Allogruczzo
Horatio Conti
Paulo de Amico
Masi Pandolfo
Paulo Lipirino
Bernardino La Malfi
Paulo Pirruni
Gregori Ficarra
Ioseppi di Mastroantonio
Masi Belluccia
Nino Ianguerra
Nino Sardo
lo signor Ioseppi Pagano
Vincenzo Piczo (?)
Cola Leo
Minico Intillisano
mastro Masi Allegruczzi
Salvo di Paula
Austino Conti
Vincenzo Rera
Bernardo Mustazzo di ***
Paulo Barthucio
mastro Filippo di Paula
Matheo Schepisi
mastro Augusti Nomanchi (?)
Conforto Nocita
Iulio di Mastropetro
Iulio Pirruni //
Iulio Ramera (?)
Ioseppi Lipirisi (?)
Marco di Amico
Calorio Mostaczo
Paulo Foti
Salvo La Malfi
Iacobo Xigliano
Salvo ***
Salvo di Alì
Minico Maczagatti
Nardo Slubili (?)
Pacifico Florello
Nardo Cortina
Francisco Pipirello
Paulo Piczo (?)
*** ***
Ioseppi ***
mastro Silvestro di Paula
Nino Paldolfo
Dionisi ***
Minico Cortina
lo signori Francisco Crisaphulli
Iulio Scalindij
Franceschello Mustazzo
Cola Antoni Schepisi
Francisco ***
Salvo Leggio
Petro Morea (?)
Nardo la Zulla
lo signore Masi Guidotta

Fuit conclusum cum voto et parere magnifici domini Nicolai de Amico secreti nemine discrepante [Archivio Storico comunale S. Lucia del Mela, Corte Giuratoria, vol. 3A 1590-1595, ff. 16r, 16v, 17r, 17v, 18r]


La conferma viceregia del 1590

Philippus etc.
Vicerex in Regno Sicilie Nob. Iuratis terre Sante Lucie regijs fidelibus dilettis salutem è stato supplicato et provisto del tenor sequenti cioè Illustrissimo et Eccellentissimo Signore li Iurati della terra di Santa Lucia dicino a Vostra Excellentia retrovandosi in detta terra la maggiore eclesia oltra che pericola cascare attesa l’iniiquità del la frabica di essa ecclesia et di tenimento pechialiss.o (?) talchè nelli giorni festivi vi è confusione grandissima di genti quali vengano a vedere et sentire li divini offitj, et sempri per quella maggior parte de li genti vi stanno di fori si pericula di qualche timulto deliberaro diteniri consiglio publico acciò si potessi dar qualche remedio a tanto inconvenienti inponendosi qualche gabbella, de lo quale denaro si frabicasse da novo detta ecclesia et tutto ciò per non vi esseri in detta chesia intrata alcuna. Il quali consiglio detento more solito se concluse consideraro lo manco interesse di essa Università che si imponga gabbella sopra la sita cruda a ragione di uno carlino per libra onde tutto ciò non potendo essi giurati mandare executione senza confirma di Vostra Eccellenza la supplicano resti servita ordinare che confirma lo predetto incluso consiglio tanto più che la detta gabbella pagandosi non da detrimento alcuno allo patrimonio di essa Università per essere più presto questo danaro elimosina particolari de li genti che altro, et con tutto ciò lo recepiranno a gratia particolare di Vostra Eccellenza. Panormi XI dicembri VI Ind. 1589. Confirmetur per executioni de la quali provista vi dicemo et ordinamo che dobbiate exequire et per cui spetta fari exequiri, et observare lo predetto consiglio detento a 9 di apreli V Ind. 1588 che noi quello in virtù della presenti vi confirmamo laudamo et approbamo ac nostro viceregio munimine robboramo et validamo datarum Panormi die XXII Martij VII Ind. 1590.
Il Chonde de Alva
[Archivio Storico comunale S. Lucia del Mela, Corte Giuratoria, vol. 3A 1590-1595, f. 15r]

Legenda
*** = termine di difficile trascrizione
// = fine di ciascun foglio manoscritto


Cattedrale di S. Lucia del Mela: l'anno 1739 inciso tra le decorazioni in pietra da taglio della cupola (si ringrazia per la cortese segnalazione l'amico Luigi Merulla).









mercoledì 10 ottobre 2012

Ulteriori appunti sul cantiere della Cattedrale


Una tributo sulle sete per finanziare la costruzione della Cattedrale di S. Lucia del Mela. Fu questa la fonte di finanziamento che, almeno inizialmente, fu prescelta dagli amministratori comunali per far fronte alle notevoli spese necessarie per fabbricare l’edificio religioso. Un tributo, la “gabella della seta”, che tradisce una notevole produzione serica a cavallo tra Cinque e Seicento nelle alture luciesi, dove indubbiamente era estesa la coltivazione dei gelsi per produrre foglie da destinare ad abbondanti allevamenti di bachi da seta.

Nel 1594 un bilancio comunale (libro d’introito ed esito) attesta in oltre 200 onze l’introito annuale della gabella da destinare alla fabbrica della Cattedrale. Una somma considerevole attestata dalla seguente annotazione: «da Francesco Maria Pancaldo, per la gabella di la sita, onzi duicento et dudichi quali per consiglio et confirma di Sua Eccellenza [il vicerè, ndr] et Real Patrimonio sonno girate alla majore ecclesia per la frabica et amplificattione di essa ecclesia, dicemo onze 212».

Una delibera del consiglio comunale adottata in data 13 settembre 1592 attesta che, sebbene finanziati già da tempo con la suddetta gabella, i lavori tardarono ad iniziare a causa della mancata nomina del “depositario” che avrebbe dovuto materialmente spendere i fondi, previa polizza sottoscritta da due procuratori nominati periodicamente dai giurati. Con la delibera consiliare del settembre 1592 venne così eletto il depositario nella persona di Marco Sisilli e fu dunque dato il via ai lavori iniziati verisimilmente di lì a poco. Tale provvedimento consiliare se da un lato conferma quanto già scritto dagli storici locali, ossia che il cantiere di fatto venne in parte impiantato nell’area della vecchia matrice, che coi lavori in questione sarebbe stata dunque “ingrandita et ampliata” trasformandosi di conseguenza in un tempio più vasto e moderno, dall’altro consente di anticipare la datazione del progetto di Iacopo Del Duca di qualche anno: l’allievo di Michelangelo progettò con tutta probabilità la Cattedrale luciese intorno al 1591, anno più, anno meno.

Un’ulteriore annotazione, inoltre, relativamente al Vincenzo Feriati o Ferriato che dal 1607 completò il cantiere, modificando con tutta probabilità le scelte progettuali del Del Duca. Ebbene, Vincenzo viene a ragione identificato con l'appaltatore che curò (a partire dal dicembre 1607) la costruzione del Palazzo Vescovile, anche se un disegno di tale palazzo - custodito presso l’Archivio General de Simancas - risulta datato e firmato «F. Feriati, 1615». E quest’ultimo era non già Vincenzo, bensì quel mastro Filippo Feriati che tra il 1613 ed il 1615 si alternò con mastro Geronimo Bartuccio alla carica di “gubernatore dell’acqua” - così veniva chiamato il progettista preposto alle manutenzioni dell’acquedetto civico - e che nel 1621 curò la manutenzione di una stradella che saliva sino «alla piazza», accanto al palazzo municipale, lavori per i quali furono necessari «200 carichi di petra grossa a grana sei lo carico dello fiume», oltre a «calci, rina, petri minuti e mastri, manuali e homini». Manutenzioni stradali che, come testimonia un mandato di pagamento emesso dai giurati il 7 settembre 1621, si erano rese necessarie per «anchianàri li petri della matrici ecclesia», dunque per agevolare e favorire il cantiere (Corte Giuratoria, vol. 3 - 1610/1615, ff. 839v, 859r, 905 r e vol. 3 - 1618/1621, ff. 816 r e v e 837v ).

Dal un volume del fondo Corte Giuratoria (1618-1621), infine, un contributo di appena 5 onze «per aiuto et subsidio della fabrica della matri ecclesia che teni bisogno grandi» (6 novembre 1620) ed una spesa di onze 2 e tarì 6 erogata a «mastro Paulino Mancuso quali ci li damo per havere conzato lo pulpito et havere chiuso la tribuna di tavoli altramenti non si potria predicare nella matrice ecclesia e ditti onze 2 quasi sono per maestria, chiova et tavole» (1 marzo 1621). Quest’ultimo mandato di pagamento si riferisce proprio alla nuova matrice in corso di costruzione, dove si celebravano dunque le messe, sebbene ancora non completate le fabbriche. La tribuna della Cattedrale nel marzo 1621 era quindi ancora sprovvista di coperture, ragion per cui si rendeva necessario dotarla di una copertura lignea provvisoria.


Il documento: il verbale di seduta consiliare del 1592.

Consiglio che si elessi Marco Sisilli per depositario di li dinarj di la fabrica di la ecclesia.

Die Dominico (?)

Die 13 settembris VI Ind. 1592

Preposta di consiglio fanno li magnifici Masi Paulillo Salvo Pagano cum Thomasi di Patti in publica platia loco solito et consueto promulgato prius bapno per loca solita et consueta dicte terre et *** *** *** per Ant. *** ***.

Gentilhomini et vui altri honorati citatini sapiriti come per li nostri predecessori fu data et concessa una gabella supra la sita cum voluntà del populo et confirmata per Sua Excellentia et Real Patrimonio ad effetto di ampliarsi et ingrandirsi la maijurj ecclesia di questa Università con spendirsi questa summa di dinarj per dui procuratore quali pro tempore sarranno et videndo non essirj stato miso in executtioni la ditta fabrica et amplearsi detta ecclesia per alora non haver stato miso depositario iddonio et sofficinenti et facilitationi di detta ecclesia et del negotio et ordinij di conti che detti procuratore sono obligati et attendirij piò facilmenti ad sollecitare ad fare detta fabrica conforme al servitio di Idio Nostro Signore et la volontà del populo per tanto comandamo da voi quello meglio la parj et a vui vi piace sia eletto per ditta facilitationj et *** stare *** il dinaro et con darci meglio conto.

Fabio Romano è di voto et pariri sia eletto per depositario di li dinarj preditti Marco Sisilli per essiri persona habili et che ditto di Sisilli non pozza dari il detto denaro senza polisa sobscritta di mano di intrambo li dui procuratore qui pro tempore sarranno et che ditti magnifici iurati habbiano di fare depositare tutto lo dinaro pendente che si ha miso in executtioni a la detta fabrica in potere del detto di Sisilli acciò si faciliti il negotio ingrandirsi ditta fabrica conforme al servitio di Iddio Nostro Signore.

(…) Fuit conclusum cum voto Fabij Romano nemine discrepante [Archivio Storico comunale S. Lucia del Mela, Corte Giuratoria, vol. 3A - 1590/1595, ff. 221r e 221v]

 Particolare dell'elegante portale del Quattrocento.

domenica 7 ottobre 2012

La facciata del Palazzo Vescovile in un disegno del 1615.



Un disegno rinvenuto qualche decennio fa presso l’Archivio General de Simancas, firmato e datato «F. Feriati, 1615». Raffigura il prospetto del Palazzo Vescovile, in una versione quasi identica a quella odierna. Non si riconosce infatti il coronamento abbellito dai mascheroni andati perduti verisimilmente nei crolli provocati dal terremoto del 1783. Molto simili invece il portale e le decorazioni in pietra da taglio che sovrastano le finestre del pian terreno. 

Un disegno che smentisce la presenza nella facciata originaria di eleganti bifore al primo piano, come avanzato in passato da qualche storico locale. Bifore tipiche piuttosto dei canoni architettonici di qualche secolo prima.

Fonte: N. Aricò, Sicilia: ragioni storiche della presenza, pp. 145-188 in I. Principe (a cura di), Il progetto del disegno. Città e territori italiani nell’Archivio General de Simancas, Reggio Calabria 1982. Il disegno qui riprodotto è apparso anche nel volume di Francesca Paolino, Giacomo De Duca - le opere siciliane (Società Messinese di Storia Patria, Messina 1990, pag. 11.
















sabato 6 ottobre 2012

Omaggio a Santo Brunetta (Gazzetta del Sud, 6 ottobre 2012)










Il sindacalista lottò a fianco 
dell'on. Pino Balotta e di Tindaro La Rosa: 
memorabili le loro lotte contadine 
nell'immediato secondo dopoguerra.













giovedì 4 ottobre 2012

Quando Santa Lucia diventò città


 di 

FRANCO BIVIANO

Un altro sprazzo di luce sulla storia luciese. Finalmente possiamo stabilire con certezza quando Santa Lucia iniziò ad essere chiamata ufficialmente “città”. In uno dei ponderosi volumi del fondo “Corte Giuratoria”,  infatti, l’archivio storico comunale conserva il provvedimento autografo con cui il vicerè Francesco del Castro concesse all’università luciese il titolo di “Città” e ai suoi giurati il titolo di “Spettabili”. Il documento reca la data del 31 gennaio 1622 e la firma autografa del vicerè.  Fino a quel giorno i giurati luciesi utilizzavano nell’intitolazione dei documenti ufficiali la dicitura “Terra di Santa Lucia”, che era stata attribuita da Federico III d’Aragona esattamente 300 anni prima, nel 1322, quando aveva istituito attorno al nuovo castello costruito sulla sommità del Mangarrone una unità amministrativa autonoma, staccata da Milazzo, raccogliendo la popolazione del vecchio “casale” di Santa Lucia e quella di diversi altri casali circonvicini. Il ritrovamento di questa concessione ci consente di colmare una lacuna, dato che fino ad oggi l’unico appiglio su questo argomento era la datazione approssimativa fornita nel Settecento dal notaio Giuseppe Parisi, il compilatore degli undici volumi della nota “Giuliana Parisi”, il quale aveva trovato l’espressione “Città di Santa Lucia” in un atto notarile del 1613 (vol. III, f. 387r). Non mi sembra che si possa attribuire alcuna valenza documentale all’iscrizione apposta sulla sommità del portale del palazzo prelatizio, dove viene assegnato a Santa Lucia il titolo di “Città” già nel 1608.

La concessione viceregia del 1622, redatta interamente in latino, attesta che il nuovo titolo venne attribuito dopo un congruo versamento di seicento onze, che servirono al sovrano Filippo IV di Spagna ( re dal 31 marzo 1621 al 17 settembre 1665) per finanziare la guerra cosiddetta dei Trent’anni (1618-1648), da lui condotta a fianco dell’imperatore Ferdinando II d’Asburgo contro i principi tedeschi di religione protestante (il documento li definisce “eretici”). Le motivazioni della promozione di Santa Lucia al rango di “città” sono contenute nella prima parte del provvedimento e sono in breve le seguenti:  essere una delle più antiche “Terre” del regno; contare un consistente patriziato locale; possedere numerose chiese; essere stata destinataria di molti privilegi. Una motivazione, però, prevale su tutte ed è quella di essere la residenza del Regio Cappellano, dotato di una propria giurisdizione ecclesiastica e non sottoposto ad alcun’altra diocesi. Il vicerè precisa comunque che il nuovo titolo di “città” non comporta alcun ampliamento delle prerogative esercitate in precedenza dall’università luciese e che rimangono in ogni caso immutati i diritti della città di Messina.


Il privilegio di concessione del titolo di “Città”

PHILIPPUS ET COETERA
Vicerex in regno Sicilae Illustribus, Spectabilibus, Magnificis et Nobilibus Regni eiusdem Magistro Iustitiario, Presidibus / Regiorum Tribunalium, Iudicibus Magnae Regiae Curiae, Magistris Rationalibus, Thesaurario et Consultori Regii Patrimonii, Advocatis quoque ac Procuratoribus / Fiscalibus, ceterisque demum dicti Regni Officialibus maioribus et minoribus, praesentibus et futuris, cui vel quibus ipsorum presentes / presentate fuerint, Consiliariis et Fidelibus Regis dilectis salutem. Cum ex parte Universitatis Sancte Lucie districtualis nobilis Civita/tis Messane fuerit nobis supplicatum ut actentis dicte Universitatis meritis, eo maxime quod una ex antiquioribus dicti Reg/ni Terris reperitur nimia animarum quantitate patritiorum aliorumque honorabilium virorum populata / nonnullis templis insignita et quam plurimis aliis rebus Civitati concernentibus ornata et privilegia quampluri/mum favorabilia detinet, eo insuper quod in ea adest Regius Cappellanus Sacrae Catholicae Maiestatis qui in rebus eclesiasticis / iurisdictionem habet et Diocesi ullae subiacet, dictam Universitatem ad titulum et dignitatem Civitatis, eiusque iu/ratos presentes ac futuros in perpetuum ad titulum et honorem spectabilium extollere dignaremur. Nos vero  actentis / premissis et ad solutionem unciarum sexcentarum per dictam Universitatem Regie Curie in Regia Generali Thesauraria sub die 26 presentis / mensis iam factam in subventionem et auxilium belli quod prefata Sacra Regia Maiestas contra hereticos in Alemania subs/ tinet erogandarum iuxta formam continentiam et tenorem Regiarum litterarum datarum ultimo decembris 1619 exequtarum in Regno / XI° Augusti 1620 pro earum exequtione ac provisionum per nos factarum diebus XIII octobris prossimi preteriti et / XXI° presentis mensis tenore presentium de certa scientia nostra deliberate et consulto viceregiaque auctoritate qua fungimur / ac patrimonialis consilii accedente deliberatione predittam Universitatem Sancte Lucie ad dignitatem Civitatis eiusque iuratos presentes et qui / pro tempore fuerint in perpetuum ad titulum et honorem spectabilium extollimus eosque decoramus ita ut deinceps tam / in verbo quam in scriptis Civitas Sante Lucie eiusque Iurati spectabiles appellari liceat et ab omnibus appellari possint / absque aliqua contradictione et obstaculo in servitium omnipotentis Dei Sacre Regie Maiestatis et Regni predicti decus et ornamentum cum omnibus / et singulis illis dignitatibus et honoribus quibus cetere Regni Civitates gaudere frui et letare consueverunt pos/sunt et debent  ita ut de cetero et in perpetuum sic vocentur et appellentur, declarantes nihilominus quod non propter hoc Universitatis preditte nec eius Officialibus iurisdictionem in aliquo ampliamus nec adiungimus, sed ea tantum remaneat qua prius uti consueverat / dum Terra agnominabatur. Et ut premissa quem volumus sortiantur effectum vobis et vestrum cuilibet dicimus et expresse / mandamus quatenus predittam nostram gratiam et concessionem omniaque et singula in ea contenta exequamini et observetis et per /quos decet observari faciatis, contrarium nulliter tentaturi ratione aliqua sive causa pro quanto gratiam Regiam caram habetis / et si penam ducatorum mille quibus pena imponi potest Fisco Regio applicandam cupitis evitare, Iuribus tamen preditte no/bilis Civitatis Messane in hoc semper salvis et illesis permanentibus, prout ante presentem concessionem  quibus per presentes nullum intel/ligatur illatum nec generatum preiuditium sed  semper intacta et illesa remaneant. In cuius rei testimonium presens Pri/vilegium fieri iubsimus sigillo Magni Cancellarii a tergo munitum. Datum Panormi die 31 Januarii V Indictionis 1622.
El Conde de Castro

(Archivio Storico Comunale di Santa Lucia del Mela, Corte Giuratoria, 1621-1626, vol. 1, f. 129r)

lunedì 1 ottobre 2012

Documentata la presenza di schiavi a Santa Lucia a cavallo tra Cinquecento e Seicento



di 
FRANCO BIVIANO 


Non ha bisogno di presentazione Franco Biviano, autorevole storico della Valle del Mela con una ricca produzione bibliografica alle spalle, frutto di certosine e pazienti ricerche d'archivio, come attesta peraltro la sua ultima fatica, Presente e passato di Gualtieri Sicaminò: il cammino di una comunità peloritana dalle origini ai nostri giorni (2012). Particolarmente abile nel ricostruire le vicende medievali del comprensorio del Mela, non ha esitato a dare il suo prezioso contributo all'Amministrazione comunale luciese nella meritoria opera di digitalizzazione dell'Archivio Storico comunale, dai cui antichi manoscritti ha estratto questa breve ma affascinante pagina di storia moderna - (mt)




L’archivio storico comunale di Santa Lucia del Mela, in corso di digitalizzazione, fornisce un piccolo contributo alla storia della schiavitù in Sicilia. Fra gli atti dei giurati è conservato, infatti, un documento che attesta la presenza di schiavi presso alcune famiglie luciesi benestanti  tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, ma il fenomeno potrebbe interessare un periodo più ampio. Si tratta di un “rivelo” presentato alla corte giuratoria dell’università (corrispondente all’odierna amministrazione comunale) per ottemperare a una disposizione del vicerè Pedro Giròn, duca di Ossuna, emanata il 9 gennaio 1612.

Le famiglie luciesi che il 30 gennaio di quello stesso anno dichiararono di essere in possesso di schiavi furono  soltanto sei, cioè quelle di  Marco Antonio Carrozza, Ottavio Carrozza, Giovanni Filippo Pagano, Michele Papa, don Antonino Puleio e Cola Filippo Trovato. Il numero complessivo degli schiavi presenti nelle predette famiglie era di otto, tutti di sesso maschile, la cui età variava dai sei ai venticinque anni. Tre di loro erano nati nella stessa Santa Lucia fra il 1594 e il 1605, segno che nel paese la prassi di tenere schiavi era presente già da tempo. Uno era nato a Messina nel  1605. Dobbiamo supporre che essi fossero battezzati, perché così prescriveva la legge siciliana per gli schiavi nati nel regno. Gli altri quattro erano nati fuori dall’Isola, uno nel Tucamin (uno stato che non sono riuscito a individuare) e tre nel Burno (o Bornou), un regno dell’Africa Centrale, a sud-ovest del lago Ciad, che praticava il commercio degli schiavi e li avviava ai mercati europei attraverso la Libia. In Sicilia, gli schiavi bornesi venivano venduti nei mercati di Scoglitti e di Augusta. Altri mercati di schiavi erano presenti a Messina e Palermo. È probabile che a Santa Lucia gli schiavi venissero adibiti ai servizi domestici o al lavoro dei campi.

La condizione dello schiavo era veramente miserevole. Egli era considerato una vera e propria merce, veniva acquistato all’asta con regolare contratto, diventava proprietà dell’acquirente, veniva marchiato a fuoco e, se fuggiva, veniva ricondotto al suo proprietario.  I figli dello schiavo, ovviamente, appartenevano al padrone.
Fino al 1812, in Sicilia come altrove, la schiavitù era considerata una condizione “normale”, regolata dalle leggi dello Stato, ammessa e giustificata dalla Bibbia (dalla Genesi all’Epistola a Filemone) e dalla Chiesa. L’unica raccomandazione era quella di trattare l’eventuale schiavo cristiano “come un fratello” (cioè: niente frusta, niente ferite e amputazioni, niente marchio sul volto). Anche le autorità ecclesiastiche non disdegnavano di avere i loro schiavi. La legge schiavile siciliana risaliva a Federico III d’Aragona, che la emanò nel 1310.


Di seguito il documento attestante la presenza di schiavi a S. Lucia nel 1612

Revelo di scavi fatto per li citatini / et habitaturi di questa un(iversi)tà di S(an)ta / Lucia di ordine delli suoi giurati di / essa a letteri di Sua E(ccellenza). et genera/li audituri dati in Palermo  a 9 di / gennaro 1612 pre(se)ntati in questa un(iversi)tà / a trenta di detto et sunt ditti revelanti / videlicet
In primis
Marco Antonio Carrozza teni dui scavi uno di anni / sidici quale nacque in Tucamin [?] et lo altro di anni sei / quali nacque nella città di Messina.
Don Antonino Puleiyo teni un scavo di anni dudici quali / nacque in questa un(iversi)tà di S(an)ta Lucia.
Ottavio Carrozza teni un scavo di anni quattordici / quali nacque in Burno.
Cola Ph(ilipp)o Trovato teni un scavo di anni sidici / quali nacque in Burno.
Micheli Papa teni un scavo quali nacque in Bur/no di anni vinti cinco.
Io(anni) Ph(ilipp)o Pagano teni dui scavi quali nacquiro / in questa un(iversi)tà uno di anni dieci et sette et lo altro  di anni sei.
(Archivio storico di Santa Lucia del Mela, Atti dei Giurati, 1610-1615, vol. 2, f. 281r)

N. B. Giovanni Filippo Pagano era il tesoriere dell’Università, mentre Ottavio Carrozza, Antonino Puleio e Giovanni Filippo Pagano ne erano i giurati.